27 dicembre 2012

Nei pressi del viale - Near the boulevard


In un ordinario pomeriggio di fine autunno, trovandomi in un momento di attesa sul viale Don Minzoni a Firenze, ho cominciato questo piccolo disegno, nel quale ogni elemento della scena è entrato via via quasi a propria insaputa: dagli innumerevoli e quindi inutili cartelli di divieto di sosta, ai passanti (non persone a passeggio ma impiegati e professionisti in un momento di pausa dal lavoro), agli edifici visibili dal viale con i loro intrecci non premeditati di antenne, parapetti, tubi.
Così, senza cercare una precisa composizione né dare risalto a uno specifico particolare, ha preso forma questa istantanea, forse anonima ma assolutamente vera, di quello che va succedendo qui nel pomeriggio di ogni giorno lavorativo: apparentemente niente di interessante, ma non è da escludere che per qualcuno possa trattarsi degli attimi magici e quasi sempre inafferrabili che precedono o seguono incontri, rivelazioni, emozioni - insomma il succo della vita vera.
(penna a inchiostro indelebile e pastelli a cera acquarellabili su taccuino da viaggio Winsor and Newton 14,9x21 cm).

In an ordinary afternoon of late autumn, while I was in wait in viale Don Minzoni in Florence, I started this small sketch, where every part of the scene came in one by one, almost unbeknown: from the innumerable and thus useless no parking signs, to the passers-by (not people strolling, but clerks and professionals in a break from work), to the buildings with their unpremeditated intersections of aerials, railings, tubes.
So, without looking for a precise composition nor emphasizing a specific detail, this sort of snap-shot took its shape, maybe anonymous yet absolutely true, showing what happens here in the afternoon of every working day: apparently nothing interesting, but we can't exclude that for someone these may be the magic and nearly always elusive moments preceding or following encounters, revelations, emotions - in sum, the core of real life.
(waterproof ink liner and water-soluble wax pastels on travel sketchbook Winsor & Newton 5,8"x8,3" cm).

09 dicembre 2012

Finestre - Windows


In città cammino spesso con la testa all'insù, amo osservare i dettagli in tutto quello che mi circonda, non necessariamente per trovare un soggetto interessante da dipingere.
Cedo spesso anche alla tentazione di allungare lo sguardo oltre i vetri delle finestre: non lo farei se conoscessi chi vi abita, ma se si tratta di appartamenti o palazzi in cui vivono degli sconosciuti, entrare in contatto con qualche frammento delle loro vite non è per me diverso dall'aprire le pagine di un romanzo, nel quale certi particolari apparentemente minimi possono rivelare storie, fatti e persone meglio di mille parole.
La realtà, certo, porta con sé emozioni ben più grandi di qualsiasi romanzo, soprattutto per me che non posso fare a meno di entrare in empatia con chiunque, come se ad ogni nuovo incontro un incantesimo mi portasse a sperimentare (o almeno, a tentare di farlo), quello che sentirei stando nei panni dell'altro.
In questo caso, un gioco di riflessi sui vetri ha limitato le mie introspezioni, mentre al contrario la via stretta e poco frequentata ha messo me al centro della scena davanti agli occhi di qualcuno che si è affacciato alla finestra. Questo non mi ha impedito di perdermi nelle curve sinuose di questi deliziosi parapetti in ferro, unico ornamento di una delle vecchie case a schiera di via San Gallo, proprio sopra alla storica cartoleria Mugnai, aperta dal 1868.
(penna a inchiostro indelebile e matite acquarellabili su taccuino da viaggio Winsor and Newton 14,9x21 cm).

In the city I often walk looking upwards, I love observing any detail in everything around me, not necessarily in order to find an interesting subject for a painting.
I also often give in to the temptation to cast a glance beyond the window panes: I wouldn't do it if I knew who is living there, but if it's a flat or a palace inhabited by unknown people, getting in touch with pieces of their lives to me isn't so different from opening the pages of a novel, in which certain details apparently minimal can reveal stories, facts, people better than a thousand words.
Reality, of course, brings stronger feelings in comparison to any novel, especially for me, as I can't help feeling empathy for anyone, as though at every new encounter a spell forced me to experiment (or at least to try to do it), what I would feel if I put myself in another's shoes.
In this case, a game of reflections on the panes limited my introspection, while on the contrary the narrow, sparsely populated street put me in the centre of the scene for someone who was looking out of the window.
This didn't restrain me from losing myself in the winding curves of these lovely iron rails, sole ornament of one of the old row houses of via San Gallo, just over the historic stationery store Mugnai, open from 1868.
(waterproof ink liner and watercolour pencils on travel sketchbook Winsor & Newton 5,8"x8,3" cm).

02 dicembre 2012

La piena - The flood


Questo non è un disegno dal vivo, né è stato eseguito a partire da una foto. È la registrazione di un'impressione, e anche di un'emozione, quella che ho provato qualche giorno fa quando passando sul vecchio ponte di Scandicci, ho visto la Greve in piena scorrere con impeto in modo quasi minaccioso, come forse non avevo mai visto prima.
Il paesaggio intorno è più invenzione che ricordo, ma in fondo mi sono detta che non è importante, in questo caso.
(Acquerelli e matite acquarellabili su carta Fabriano "Blocco per Artisti" 12,5x18 cm)

This is not a location drawing, nor it has been made from a photo. It's the record of a feeling, and also of an emotion, the one that I felt a few days ago when, passing on the old bridge of Scandicci, I saw the flooding river Greve streaming impetuously in an almost threatening way, like maybe I had never seen before.
The landscape all around is more an invention than a memory, but after all I told myself that it isn't so important, in this case.
(Watercolour and water-soluble pencils on Fabriano paper 50% Cotton - neutral pH - 5"x7")

21 novembre 2012

Le serre dell'Orto Botanico - The conservatories of the Botanical Garden


Conosco molto bene questo incrocio, queste strade, e tuttavia non sono mai entrata in questo edificio che fa parte dell'Orto Botanico di Firenze. Solo dopo una piccola ricerca ho appreso qual è la sua specifica funzione: si tratta della serra calda dell'Orto Botanico, nella quale sono raccolte molte piante provenienti da paesi tropicali: dalla rara e singolare Amorphophallus, originaria di Sumatra, di dimensioni gigantesche (ha un'unica foglia di oltre 4 metri e un fiore di 3 metri di lunghezza), alle piante che ci sono familiari per l'importanza dei loro prodotti nella nostra vita quotidiana: il caffè, il cacao, il cotone, il pepe.
Sembra assurdo ma può succedere, in una città come Firenze, che certi tesori di primaria importanza passino in secondo piano rispetto alle infinite bellezze circostanti. Non tutti infatti sanno che l'Orto Botanico di Firenze, chiamato anche Giardino dei Semplici, oltre ad essere il terzo più antico del mondo essendo stato fondato nel 1545 (successivo solo quelli di Pisa e di Padova), costituisce da secoli un centro di studio e di ricerca botanica di rilievo internazionale.
Io stessa, lo ammetto, non l'ho mai contemplato se non dall'esterno, grazie alla vista che se ne può avere passando lungo via La Pira. Presto dovrò rimediare a questa mia mancanza.
(penna a inchiostro indelebile e matite acquarellabili su taccuino da viaggio Winsor and Newton 14,9x21 cm).

I know very well these crossroads, these streets, and yet I have never entered this building that is part of the Botanical Garden of Florence. Only after a brief research I learnt which is its specific purpose: it's the warm conservatory of the Botanical Garden, where many plants coming from tropical countries are collected: from the rare and singular Amorphophallus, native of Sumatra, of gigantic size (it has only one leaf more than 4 meters long and a flower 3 meters long), to the plants that are familiar to us for the importance of their products in our everyday life: coffee, cacao, cotton, pepper.
It seems absurd but it may happen, in a city like Florence, that certain treasures of primary importance are pushed in the background by the endless beauties all around. Not so many know in fact that the Botanical Garden of Florence, also called the Garden of Simples, apart from being the third most ancient in the world as it was founded in 1545 (following just the ones in Pisa and Padua), has been for centuries a prominent centre of study on a worldwide scale.
I myself, I must admit, have always admired it just from the outside, thanks to the view that one can enjoy passing along via La Pira. Soon I'll have to make up for this lack of mine.
(waterproof ink liner and watercolour pencils on travel sketchbook Winsor & Newton 5,8"x8,3" cm).

13 novembre 2012

Olivi in Piazza San Giovanni - Olive trees in Piazza San Giovanni




Ho già parlato in passato del Battistero di Firenze, della sua apparenza enigmatica, della sua geometria ossessiva che sembra irradiarsi lungo linee invisibili sull'intera città.
La settimana scorsa ho saputo che in occasione della Biennale Internazionale dei beni culturali e Ambientali Florens 2012 una settantina di olivi secolari erano stati disposti in piazza San Giovanni, mettendo il Battistero al centro di un'installazione urbana.
Mi sono chiesta se gli olivi sarebbero riusciti a ingentilire la durezza di questo edificio sacro e tuttavia, come è stato scritto, "intellettualmente terribile".
Sono andata a verificare e, provando a ritrarre in un disegno l'insolito aspetto della piazza mi sono resa conto che continuavo a percepire il Battistero allo stesso modo di sempre, mentre gli olivi sembravano essere stati catturati dalla sua oscura potenza dominatrice, come vittime di un incantesimo.
Per vedere i miei due post precedenti sul Battistero, fate clic qui e qui.
(penna a inchiostro indelebile e matite acquarellabili su taccuino da viaggio Winsor and Newton 14,9x21 cm).

In the past I have already spoken of the Baptistry of Florence, of its enigmatic look, of its obsessive geometry that seems to radiate along invisible lines all over the city.
Last week I heard that on the occasion of the International Biennial of Culture and Environment, Florens 2012, approximately seventy centuries-old olive trees had been arranged in Piazza San Giovanni, putting the Baptistry in the centre of an urban installation.
I asked myself if the olive trees would manage to soften the hardness of this building, sacred yet, as someone wrote, "intellectually terrible".
I went to verify and, trying to portray in a sketch the unusual look of the square I realized that I was still perceiving the Baptistry as ever before, while the olive trees seemed to be captured by its obscure dominant power, like victims of a spell.
To see the two posts that I previously dedicated to the Baptistry, clic here and here.
(waterproof ink liner and watercolour pencils on travel sketchbook Winsor & Newton 5,8"x8,3" cm).

03 novembre 2012

Il silenzio di via San Gallo - The silence of via San Gallo


Via San Gallo ha qualcosa di indefinibile che al tempo stesso mi respinge e mi affascina.
Passandoci, nonostante le innumerevoli finestre dalla quali ci si può facilmente sentire osservati, si avverte una sensazione di chiusura che rende questa via impenetrabile, misteriosa. Forse tutto questo si può spiegare se si considera che nel corso dei secoli lungo questa via sono sorti uno dopo l'altro numerosi conventi, chiese, ospizi di pellegrini che ne hanno segnato in modo indelebile il carattere.
Lo stesso nome della via deriva dalla chiesetta sorta nel 1218 poco lontano, lungo il Mugnone, in onore di San Gallo, che nel Quattrocento fu ampliata unendovi un grande monastero "capace di cento frati". Il convento fu poi distrutto nel 1530 dagli stessi fiorentini per ostacolare l'imminente assedio della città da parte dell'esercito imperiale, ma ancora oggi, lungo la via, esistono la chiesa di San Clemente con annesso monastero femminile, il monastero delle Mantellate, chiamate così per il loro caratteristico mantello, la chiesa e il monastero anch'esso femminile dedicati a Sant'Agata.
Nel mio acquerello eseguito dal vivo, ho ritratto il grande tabernacolo con l'Assunta nei pressi di via San'Anna. A pochi passi da lì, quasi alle mie spalle, il vecchio Ospedale di Bonifacio, fondato nel 1377, destinato nel Cinquecento ai contagiati di sifilide e nel Settecento ai malati psichiatrici (oggi occupato dalla Questura), che di certo contribuisce insieme a tutto il resto a fare di via San Gallo un luogo tranquillo eppure scomodo.
Trovate qui un'altra eloquente immagine di via San Gallo in un mio acquerello di circa un anno fa.
(penna a inchiostro indelebile e matite acquarellabili su taccuino da viaggio Winsor and Newton 14,9x21 cm).

Via San Gallo has some indefinible feature that at the same time pushes me away and fascinates me.
Passing here, despite the numerous windows from which one may easily feel observed, we are touched by a feeling of closure that makes this street impenetrable, mysterious. Maybe this can be explained if we consider that in the course of the centuries many convents, churches, pilgrims' hospices were erected one after another along this street, permanently marking its character.
The name of the street itself derives from the small church built in 1218 a short way from here, along the river Mugnone, in honour of Saint Gallus, which in the Fifteenth century was enlarged and joined to a large monastery "accomodating one hundred friars". The convent was then destroyed in 1530 by the Florentines to oppose the imminent siege of the city by the Imperial Army, but still today along the street exist the church of Saint Clement with the adjoining convent of nuns, the Monastery of the Mantellate, so called for their characteristic mantle (mantello in Italian), the church and the monastery, also that of nuns, dedicated to Saint Agatha of Sicily.
In my watercolour made on location, I portrayed the big tabernacle with the Assumption of Mary (popularly named Assunta) near via Saint Anne. A few steps away from there, nearly at my back, the old Hospital of Bonifacio, founded in 1377, destined to the syphilis ills in the Sixteenth Century and to the psychiatric ills in the Eighteenth Century (today occupied by the Police Headquarters), which surely contributes together with all the rest to make via San Gallo a quiet yet uncomfortable place. 
Here you can find another eloquent image of via San Gallo in one of my watercolours of approximately one year ago.
(waterproof ink liner and watercolour pencils on travel sketchbook Winsor & Newton 5,8"x8,3" cm).

22 ottobre 2012

Piazza dei Ciompi


Anni fa, nelle pagine di un bellissimo libro* trovai una frase che non ho più dimenticato: una città può amare una persona.
Ad essere sincera, non mi sono mai sentita molto amata dalla mia città, e in questo senso si potrebbe dire che questo blog è una sorta di diario di un amore non corrisposto; tuttavia penso che anche a Firenze esistono luoghi che riescono a farmi sentire un po' di calore e che forse mi sorridono.
Uno di questi è la luminosa, popolare piazza dei Ciompi, nel cuore del quartiere di Santa Croce. Qui gli edifici hanno la spontaneità dell'edilizia nata senza un disegno preciso, e con la loro varietà di forme e colori fanno da sfondo a una scena continuamente animata, che culmina nel mercatino di cose vecchie che da sempre occupa in permanenza il centro della piazza.
Come non saprei spiegare perché la proporzionata, iper razionale piazza della Santissima Annunziata ogni volta mi gela il cuore, né perché piazza d'Azeglio mi appare sempre altera e un po' ostile, così non saprei dire perché qui mi sento sempre così bene.
Ma è possibile che ci sia una spiegazione: forse questa piazza mi ama.

* Elias Canetti, La lingua salvata, 1977.
(Conté e acquerello su carta Canson Montval Aquerelle 36x 48 cm)


Years ago, in the pages of a wonderful novel* I found a sentence that I could never forget: a city can love someone.
To be honest, I have never felt myself much loved by my hometown, and in this sense one might say that this blog is a sort of diary of an unrequited love; anyway I think that also in Florence there are places that can make me feel a bit of warmth and that maybe even smile at me.
One of these is the bright, popular piazza dei Ciompi, in the heart of the area of Santa Croce. Here buildings have the spontaneity of housing erected without a precise plan, and with their variety of colours and shapes are the background of a constantly bustling scene, reaching its climax in the small market of old things that has always been filling permanently the centre of the square.
As I couldn't explain why the well proportioned, hyper-rational piazza della Santissima Annunziata every time freezes my heart, nor why piazza d'Azeglio always appears to me haughty and a little unfriendly, so I couldn't say why here I always feel so well.
But there's a possible explanation: maybe this square loves me.

* Elias Canetti, The Tongue Set Free, 1977.
(Conté crayon and watercolour on Canson Montval Aquerelle paper 15x18 1/8")

16 ottobre 2012

Sketchcrawl n. 37 alla Libreria Edison - Sketchcrawl no. 37 at the Edison Bookstore






Ieri, 13 ottobre mi sono incontrata con Roberto, Massimo, Cristina e molti altri disegnatori all'interno della Libreria Edison a Firenze.
La libreria sta per chiudere definitivamente il mese prossimo, un evento che ha reso tristi e delusi molti dei clienti abituali, essendo questo uno dei luoghi preferiti in città fra coloro che amano i libri e apprezzano la libreria anche come luogo di ritrovo, dove si può perfino mangiare o prendere un caffè nel bar situato all'interno.
In realtà, questa è solo l'ultima di numerose attività culturali che hanno chiuso in tempi recenti: la libreria Le Monnier, la Martelli, il negozio di dischi Ricordi, la Libreria del Porcellino. Alcune voci dicono che ci sono già degli accordi perché l'immobile diventi un Apple Store, ed è prevedibile che la notizia spaventi e faccia inorridire tutti gli amanti della carta stampata.
A me dispiace soprattutto per i dipendenti della libreria, e non nascondo il mio timore che Firenze si ritrovi, oltre che con un buon numero di nuovi disoccupati, con un altro locale tristemente chiuso e inutilizzato.
(pennarello impermeabile e matite acquarellabili su taccuino da viaggio Winsor and Newton 14,9x21 cm).

Yesterday October, 13th I gathered with Roberto, Massimo, Cristina and many other sketchers inside the Edison Bookstore in Firenze. The Bookstore is going to close definitely in the next month, an event that have left many usual customers sad and disappointed as this is one of the most beloved places in the city for all those who like books and enjoy meeting their friends here, where one can also eat something or have a cup of coffee at the bar inside the store.
Actually, this is just the latest of many cultural enterprises that have been recently closed: the Le Monnier bookstore, the Libreria Martelli, the Ricordi records shop, the Libreria del Porcellino. There's a rumour around that some agreement has already been made to make the place become an Apple Store, and the thing predictably frightens and gets all the lovers of printed paper horrified.
I feel sorry most af all for the employees of the bookstore, and I don't hide my fear that Florence may end up not only with a number of new jobless people, but also with another place sadly closed and unused.
(waterproof ink liner and watercolour pencils on travel sketchbook Winsor & Newton 5,8"x8,3" cm).

04 ottobre 2012

Carnets disegni parole alla mostra Matite in Viaggio - Carnets drawings words at Matite in Viaggio exhibition



Dal 5 al 21 ottobre alcuni miei acquerelli saranno alla mostra Matite in Viaggio a Mestre, insieme ai lavori di molti bravissimi disegnatori.
Ne mostro qui alcuni piccoli estratti (nelle prossime settimane li presenterò ad uno ad uno). Si tratta di una serie dal titolo "Seguendo l'Arno dall'Indiano ai Renai - Diario di un giorno perfetto lungo la riva destra dell'Arno".
...Il mio consiglio per tutti gli appassionati di taccuini di viaggio è quello di non perdere questo bellissimo evento!

From 5 until 21 October some of my watercolours will be at the Matite in Viaggio exhibition in Mestre, together with the works by many wonderful sketchers.
I show here a few small excerpts (in the next weeks I'll present them one by one). It's a series called "Following the Arno from the Indiano to the Renai - Diary of a perfect day along the right bank of the Arno".
...My advice for all the lovers of travel sketchbooks is not to miss this beautiful event!

23 settembre 2012

Cap d'Antibes



Questo acquerello registra non solo un luogo, ma anche un momento, uno stato d'animo. È il crepuscolo, siamo appena usciti dal Castello Grimaldi di Antibes dove abbiamo ammirato le numerose opere di Picasso che vi sono esposte. La giornata è stata molto calda, ma ora l'aria comincia a farsi più gradevole.
Il Cap d'Antibes, occupato quasi esclusivamente da ricche abitazioni private con i loro giardini, sembra allontanarsi nell'ombra mentre il cielo e il mare cambiano rapidamente colore, assumendo toni che evocano indefinite nostalgie.
Ci soffermiamo per un ultimo lungo sguardo al mare e poi ci incamminiamo verso le animatissime strade della città vecchia, preparandoci a una piacevole serata.
(acquerello su carta Fabriano 12,5x18 cm)

This watercolor is a record not only of a place, but also of a moment, a state of mind. It's twilight, we have just got out of the Château Grimaldi in Antibes where we admired the many artworks by Picasso exhibited there. It's been a hot day, but now the air is getting more pleasant.
The Cap d'Antibes, almost entirely filled with rich private dwellings with their gardens, seems to drift away in the shadow while the sky and the sea are rapidly changing their colours, taking tones that recall an indefinite nostalgia.
We stop for a last glance at the sea and then we start walking towards the lively streets of the old city, preparing ourselves to an enjoyable evening.
(watercolour on Fabriano paper 5"x7")

11 settembre 2012

La Cappella del Rosario di Vence - The Chapel of the Rosary in Vence



Fra le molte cose interessanti da vedere in Costa Azzurra, c’è questa piccola cappella progettata e costruita fra il 1948 e il 1951, il cui apparato decorativo fu interamente ideato da Henri Matisse. Fu una sua ex assistente nonché modella, successivamente divenuta suora, a coinvolgerlo in questo progetto: Monique Bourgeois, poi suor Jacques-Marie, legata a Matisse da una sincera amicizia.
Dal punto di vista architettonico si tratta di uno spazio estremamente semplice, mentre si rimane colpiti dai magnifici colori e dalle forme essenziali e tuttavia così espressive delle vetrate, chiaramente derivate dai noti esperimenti di Matisse denominati papiers gouachés découpés (carta dipinta a tempera ritagliata), in ampia parte visibili nel museo Matisse di Nizza.
È sconvolgente trovare tanta gioia di vivere espressa con modernissima semplicità di linee e purezza di colori in un artista che in quegli anni si trovava per lo più confinato a causa delle proprie condizioni di salute in un appartamento dell'Hotel Regina, presso Cimiez nei sobborghi di Nizza, spesso immobilizzato a letto o su una sedia a rotelle e costretto a farsi aiutare dalle sue assistenti.
Non c’è traccia di pessimismo: solo linee e colori felici, come se nei suoi ultimi anni, all'avvicinarsi della fine, Matisse avesse sentito il proprio amore per la vita, il sole e i colori più gioiosi della natura non spegnersi, ma anzi diventare cento, mille volte più grande di prima.
(acquerello su carta Fabriano 12,5x18 e 12,5x12,5 cm)


Among the many interesting things to see in the French Riviera, there is this little chapel designed and built between 1948 and 1951, whose decorations were entirely planned by Henri Matisse. It was a former assistant and model of his, later become a nun, who involved him in this project: Monique Bourgeois, then named soeur Jacques-Marie, bound to Matisse by a sincere friendship.
From the architectural point of view it's an extremely simple space, while one gets shocked by the magnificent colours and by the essential yet so expressive shapes of the windows, clearly deriving from the renown Matisse's experiments named papier gouachés découpés (paper cuts outs painted with gouache), largely exhibited in the Matisse Museum in Nice.
It's upsetting to find so much joy of living expressed with the most modern simplicity of lines and colour purity in an artist who in those years for his bad health was mostly confined in a flat inside the Hotel Regina at Cimiez, in the suburbs of Nice, often in bed or wheelchair-bound and compelled to be helped by his assistants.
There is no sign of pessimism: only happy lines and colours, as if in his last years, while the end was approaching, Matisse had felt his love for living, for the sun and for the most joyful colours in nature not turning off, but on the contrary becoming a hundred, a thousand times greater then before.
(watercolour on Fabriano paper 5"x7" and 5"x5")

01 settembre 2012

Villa Ephrussi de Rothschild


Anche senza conoscere niente circa la storia di questo luogo, il nome Rothschild è sufficiente ad evocare l'idea di una ricchezza sterminata, e quindi non stupisce trovare in quest'angolo di Costa Azzurra, poco lontano dalla località esclusiva e un po' snob di Cap Ferrat, un'elegantissima villa circondata da splendidi giardini legata al nome di Béatrice Ephrussi de Rothschild, che la fece costruire agli inizi del Novecento e la completò dotandola di arredi e oggetti d'arte di qualità straordinaria.
La villa non è sorprendente né per le sue dimensioni né per la sua architettura, definibile come un'eclettica riproposizione in stile di una villa del Rinascimento italiano, con reminiscenze un po' venete un po' fiorentine e con l'aggiunta di motivi ispirati all'architettura gotica. Mi hanno conquistata soprattutto i giardini, bellissimi e ricchi di inventiva nella loro suddivisione in aree distinte ciascuna con un proprio tema, e gli interni, che sfoggiano arredi e decorazioni degni di una residenza regale.
E soprattutto, non si può restare indifferenti agli scorci che si possono ammirare  tanto dalla villa quanto dai giardini, con la vista delle due baie splendenti di azzurro situate su ciascun lato del piccolo promontorio sul quale si trova il complesso, proteso nel mar Mediterraneo come la prua di una nave da fiaba.
(acquerello su carta Fabriano 12,5x18 cm)

Even without knowing anything about the history of this place, the name Rothschild is enough to recall the idea of an immense wealth, and so one doesn't get surprised to find in this corner of the French Riviera, a short way from the exclusive and snobbish town of Cap Ferrat, a villa of utmost elegance surrounded by splendid gardens linked to the name of Béatrice Ephrussi de Rothschild, who made it built in the early Nineteenth century and provided it with furniture and artworks of extraordinary quality.
The villa is not surprising for its size nor for its architecture, which might be defined as an eclectic revival of an Italian Renaissance villa, with reminiscences a bit from Veneto, a bit Florentine, with the addition of motifs inspired by gothic architecture. I was enchanted mainly by the gardens, beautiful and rich in inventiveness in their partition in different areas, each of them with its own theme, and by the interiors, wearing furniture and decorations worthy of a royal house.
And most of all, one can't remain indifferent admiring the views from the villa as well as from the gardens, with the two bays shining in blue placed on each side of the small promontory where the complex was built, leaning towards the Mediterranean sea like the prow of a fairy ship.
(watercolour on Fabriano paper 5"x7")

29 agosto 2012

Diario di viaggio dalla Costa Azzurra - Travel sketchbook from the French Riviera

La novecentesca villa Thérylos a Beaulieu-sur-Mer vista dalla spiaggia di Beaulieu
The twentieth century Villa Thérylos in Beaulieu-sur-Mer seen from the beach of Beaulieu

Sulla spiaggia di Frejus, all'avvicinarsi del tramonto
On Frejus beach, while sunset is approaching

il lungomare di Mentone, visto dalla spiaggia
The promenade in front of the sea in Menton, seen from the beach

Non ero mai stata in Costa Azzurra, perciò tutte le cose che ho visto quest'anno durante la mia vacanza fra Mentone e Frejus, in un lungo tratto di costa ricco di attrattive paesaggistiche, artistiche e storiche, hanno lasciato un'impronta che resterà per sempre legata ai ricordi di questa estate. 
La deliziosa Antibes con il sorprendente Museo Picasso dentro il Castello Grimaldi affacciato sul mare, Villa Ephrussi a Saint Jean Cap Ferrat con i suoi bellissimi giardini oltre alla vista unica sulla Baia degli Angeli e la Baia delle Formiche, Cannes e la Croisette, la piacevolezza di piccoli antichi centri come Saint Paul de Vence, Grasse, Biot, e molte altre cose ancora...
(Fra le più insolite, la Villa Thérylos di Beaulieu-sur-Mer, con la quale l'eccentrico studioso Théodore Reinach intese realizzare, in piena Belle Epoque, la ricostruzione di un palazzo della Grecia antica, ritratta in uno dei miei acquerelli).
E infine Nizza, della quale ho ammirato gli eccezionali musei, gli intriganti quartieri, e sopra ogni cosa, la magnifica luce sul mare che nei mattini d'estate si può godere passeggiando sulla Promenade des Anglais.
(acquerello su carta Fabriano 12,5x18 cm)

I had never been in the French Riviera before, so all the things that I saw this year during my holiday between Menton and Frejus, on a long stretch of coast rich of landscape, artistic and historical attractions have left a mark that is going to stay forever tied to the memories of this summer.
The delightful town of Antibes with the surprising Picasso Museum inside the Grimaldi Castle facing the sea, Villa Ephrussi in Saint Jean Cap Ferrat with its beautiful gardens and besides that its unique view on the Baie des Anges and the Baie des Fourmis, Cannes and the Croisette, the pleasantness of small ancient towns like Saint Paul de Vence, Grasse, Biot, and many more things...
(Among the oddest ones, the Villa Thérylos in Beaulieu-sur-Mer, with which the  eccentric scholar Théodore Reinach intended to build, in the middle of the Belle Epoque, the reconstruction of a palace of the ancient Greece, portrayed in one of my watercolours).
And at last Nice, of which I have admired the extraordinary museums, the intriguing quarters and, above all, the magnificent light on the sea that in the summer mornings one can enjoy walking on the Promenade des Anglais.
(watercolour on Fabriano paper 5"x7")

10 agosto 2012

La Cappella dei Principi - The Princes' Chapel


Adoro le cupole. Il loro volume, per quanto ampio, sembra negare il loro stesso peso, librandosi verso il cielo, gonfio d'aria. E adoro passare da questa piazza, posta proprio dove si conclude (o dove inizia, a seconda della direzione) via Faenza: piazza Madonna degli Aldobrandini, sempre piena di animazione grazie ai tavolini all'aperto, ai banchi del mercato, ai modesti negozietti.
In questi giorni infuocati di piena estate, in cui la temperatura in città supera i 35º C., provo un sentimento di gioia che non so spiegare quando attraversando la piazza alzo lo sguardo verso i marmi che ornano la Cappella dei Principi ed i miei occhi sono colpiti dalla meraviglia splendente del loro bianco che abbaglia sotto il sole.
Dentro, una grandiosa sala ottagonale decorata con intarsi di marmi colorati e pietre semipreziose accoglie le tombe dei granduchi, e consente di accedere a uno dei luoghi più preziosi e speciali della città: la Sagrestia Nuova, opera di Michelangelo, con le tombe monumentali di Giuliano e Lorenzo de’ Medici ornate con statue che, viste una volta, non è più possibile dimenticare.
(matite acquarellabili su taccuino da viaggio Winsor and Newton 14,9x21 cm).

I adore domes. Their volume, although wide, seems to deny their own weight, as they hover in the sky, inflated with air. And I adore passing through this square, placed just where via Faenza ends (or where it starts, it depends on one’s direction): piazza Madonna degli Aldobrandini, always lively thanks to the outdoors coffee tables, the market stands, the simple little shops.
In these red-hot midsummer days, when in the city temperature gets over 35º C., I have a feeling of joy that is hard to explain when, crossing the square, I look up at the marbles that decorate the 
Princes Chapel and my eyes are hit by the shining wonder of their white dazzling under sunlight.
Inside, a great octagonal room embellished by a marquetry of coloured marbles and semiprecious stones contains the Grand Dukes’ tombs, and gives access to one of the most precious and special places in the city: the New Sacristy, work of Michelangelo Buonarroti, with the monumental tombs of Giuliano and Lorenzo de' Medici, decorated with statues that once seen it's impossible to forget.
(watercolour pencils on travel sketchbook Winsor & Newton 5,8"x8,3" cm).

29 luglio 2012

La Pagliazza e dintorni

 


Per lo Sketchcrawl n. 36 del 14 luglio scorso, insieme a Roberto, Jukio e Giacomo Filippo siamo andati a disegnare nella zona centrale di Firenze, vicino al Duomo, dove le strette strade della parte più antica della città offrono ombra anche nelle giornate più calde. Abbiamo cominciato i nostri schizzi nella piccola piazza Santa Elisabetta, dominata dall'antichissima Torre della Pagliazza. Dopo aver fatto qualche ricerca, ho scoperto che con il nome di "palliazza" si indicavano in genere le torri carcerarie, e infatti l'originaria funzione svolta dall'edificio fra il XII e il XIII secolo era quella di carcere femminile, mentre successivamente fu utilizzato come torre campanaria di una chiesa attigua, ormai non più esistente. Oggi fa parte di un albergo, ma continua ad attrarre l'attenzione dei turisti, che non mancano di fermarsi ad osservarla, incuriositi dalla sua storia e dalla sua unicità nel panorama cittadino, in quanto unica torre a pianta circolare giunta fino ai nostri giorni.
Nel secondo disegno ho ritratto una delle costruzioni che affacciano sulla piazza, con i caratteristici sporti, ovvero mensole in legno che reggono la parte superiore sporgente.
Qui ogni palazzo ha molte storie da raccontare, e viene voglia di perdersi dietro a ogni minimo dettaglio: purtroppo ho potuto dedicare solo un paio d'ore allo Sketchcrawl, e mi è dispiaciuto dover lasciare la compagnia troppo presto, quando ancora avevo voglia di disegnare e avrei voluto avere più tempo per conoscere meglio i miei compagni di disegno. Non mi resta che sperare nella prossima volta...
(matite acquarellabili su taccuino da viaggio Winsor and Newton 14,9x21 cm).


For the Sketchcrawl no. 36 of last July 14th, together with Roberto, Jukio and Giacomo Filippo we went to sketch in the central area of Florence, near the Cathedral, where the narrow streets of the oldest part of the city give shadow even in the hottest days. We started making our sketches in the little Piazza Santa Elisabetta, dominated by the age-old Torre della Pagliazza. After I made some research, I discovered that the name "palliazza" generally indicated the prison towers, in fact the building was at first used as a women's jail between the Twelfth and the Thirteenth Century, while later it was used as bell tower of a church nearby, now lost. Today it is part of a hotel, but it keeps on drawing to itself the attraction of tourists, who never fail to stop and look at it, intrigued by its history and by its uniqueness in the city, as it's the only tower with a round shaped plan that has survived until today.
In the second sketch I portrayed one of the buildings facing the square, with its characteristic sporti, i.e. wooden cantilevers sustaining the upper protruding part of the building.
Here every building has many stories to tell, and one feels like losing himself after every smallest detail: unfortunately I could dedicate just a couple of hours to the Sketchcrawl, and I was sorry to leave the company too early, when I was still feeling like sketching and I would have liked to have more time to get to know better my fellow sketchers. The only thing I can do is hope in the next time...
(watercolour pencils on travel sketchbook Winsor & Newton 5,8"x8,3" cm).

11 luglio 2012

Via Faenza



Quando devo spostarmi a piedi da un luogo all'altro di Firenze, amo scegliere non il tragitto più breve, ma quello che mi piace di più, e che magari mi permette di ammirare qualcosa di bello, o di emozionante.
Fra i miei percorsi preferiti, c’è sicuramente via Faenza.
Orientata in direzione della porta a Faenza (oggi inglobata nella Fortezza da Basso) oltre la quale si trovava il convento delle monache faentine, oggi nel suo tratto più vicino al centro è un ambiente piacevolissimo, brulicante di vita e di piccoli negozi e localini senza pretese, spesso gestiti da stranieri.
Passavo di qui con la mia mamma quando andavamo insieme al vicino mercato di San Lorenzo, o venivamo in un semplice ma ben fornito negozio di pelletteria proprio qui vicino, di recente sostituito da una rosticceria cinese.
(Non è invece fra le strade che percorro a cuor leggero di notte: dopo la chiusura dei negozi, i vicoli stretti e poco frequentati di questa zona si prestano agli incontri furtivi di chi fa traffici illeciti, ed è meglio starne lontani).
Nel mio disegno, che ho eseguito in un afoso pomeriggio di inizio luglio, ho ritratto anche la piccola chiesa di San Jacopo in Campo Corbolini (sulla sinistra), trascurata dalla maggior parte dei passanti forse per il suo aspetto dimesso, nonostante le nobilissime origini  fu fondata nel remoto anno 1206, e dal 1256 appartenne ai Cavalieri Templari e più tardi, ai Cavalieri di San Giovanni (detti successivamente di Rodi e di Malta).
(matite acquarellabili su taccuino da viaggio Winsor and Newton 14,9x21 cm).

When I have to go by feet from one place to another of Florence, I love to choose not the shortest way, but the one that I like most, and that allows me to admire something beautiful or exciting.
Among my favourite ways, there surely is via Faenza.
Oriented towards the Faenza Gate (now included in the Fortezza da Basso), beyond which there was the convent of the Nuns of Faenza, today in its part closer to the city centre it’s a very pleasant scene, swarming with life and small shops and unpretentious restaurants, often managed by foreigners.
I used to walk here with my mother when we went together to the near market of San Lorenzo, or we came to a simple yet well stocked leather shop just near here, recently replaced by a Chinese rotisserie.
(While it isn't one of the streets where I walk with a light heart at night: after the closing time of the shops, the narrow and sparsely attended alleys of this area lend themselves to the sneaky encounters of those who make illegal deals, and it's better to keep out).
In my drawing, made in a sultry afternoon of early July, I also portrayed the small church of Saint Jacopo in Campo Corbolini (on the left), neglected by the majority of those walking by maybe for its humble look, despite its noblest origins  it was founded in the remote 1206, and from 1256 it belonged to the Knights Templar and, later, to the Knights of Saint John (subsequently called Knights of Rhodes and of Malta).
(watercolour pencils on travel sketchbook Winsor & Newton 5,8"x8,3" cm).

30 giugno 2012

I Bagni nelle antiche Terme


A dispetto della sua storia, Firenze oggi mostra pochissimi segni in grado di rivelare l’origine romana del suo nucleo più antico, nato come colonia al tempo di Cesare. Si tratta di segni quasi invisibili, che parlano  solo a chi abbia tracciata in testa la mappa dell'antica urbs e sia pronto a prestare attenzione ai nomi di certi luoghi, a rari e tuttavia eloquenti dettagli rivelatori.
Così, chi si trova a percorrere la bellissima quiete dell'antico Borgo Santi Apostoli, a un certo punto, all'allargarsi di questo nella quasi irreale piazza del Limbo, si trova davanti un edificio ottocentesco che reca l'insegna "BAGNI NELLE ANTICHE TERME", testimonanza tangibile della passata esistenza in questo luogo delle antiche terme romane.
Oggi neanche queste terme, i Bagni Peppini, sono più attive, ma resta intatta la suggestione creata da questo edificio nel riallacciare fili invisibili con il passato più lontano. 
Una volta giunti in questa piccola piazza silenziosa, non si vorrebbe più andar via, ci si sente come immersi in un incantesimo: a pochi passi ci sono strade rumorose e affollate eppure qui, nonostante la presenza delle chiesa dei Santi Apostoli, una delle più antiche e indiscutibilmente belle di Firenze, nonostante la fresca ombra che dà refrigerio anche nelle ore più calde del pomeriggio, si vedono solo rari passanti.
Per questo, già non vedo l'ora di tornare a disegnare qui...
(matite acquarellabili su taccuino da viaggio Winsor and Newton 14,9x21 cm).

Despite its history, Florence today shows only very few signs revealing the Roman origins of its oldest centre, born as a colony in the age of Julius Caesar. They are almost invisible signs, speaking just to those who have the map of the ancient urbs traced in their mind and who are ready to pay attention to the names of certain places and to some rare although eloquent, revealing details.
So, those who happen to pass through the wonderful quiet of the street Borgo SS. Apostoli, at a certain point, when the street widens in the almost unreal Piazza del Limbo, find in front of them a nineteenth century building bearing the sign "BAGNI NELLE ANTICHE TERME", tangible evidence of the past existence of the Roman Baths (Termae) in this place.
Today even these thermal baths, the Peppini Baths, are no longer active, but the suggestion created by this building in tying invisible strings with the furthest past remains intact.
When one comes in this small, silent square, he would never go away, having the feeling of being caught in a spell: a short walk to this place there are crowded, noisy streets and yet here, despite the presence of the Church of the Saint Apostoli, one of the most ancient and undoubtedly one of the most beautiful in Florence, despite the fresh shadow that gives freshness even in the hottest hours in the afternoon, there are only a few passers by.
For this, I’m looking forward for coming back and sketching here...
(watercolour pencils on travel sketchbook Winsor & Newton 5,8"x8,3" cm).

29 maggio 2012

La cala del Leone

Approfittando della splendida luce e del bel clima di maggio, che anche in presenza di qualche nuvola invogliano a stare il più possibile all’aria aperta, domenica mattina con alcune amiche abbiamo preso l'auto e ci siamo dirette verso il mare.
In poco tempo abbiamo raggiunto Livorno, che dista appena un centinaio di km da Firenze, e da lì, raccogliendo le indicazioni di alcuni abitanti del luogo, abbiamo proseguito verso sud lungo la via Aurelia, che qui si chiama via del Littorale (nobile discendente dell'antica strada romana che ancora oggi come duemila anni fa collega Roma con Pisa e da qui procede verso nord oltrepassando i confini dell'Italia), finché una fila di auto parcheggiate su ambo i lati della strada ci ha rivelato che eravamo arrivate a una delle spiagge preferite dai livornesi: Cala del Leone.
Per raggiungerla, abbiamo percorso il sentiero che scende fra gli alberi e gli arbusti tipici della macchia mediterranea di queste zone, con un ripido tratto finale sulle rocce.
Abbiamo così scoperto questa bellissima caletta, incastonata fra il mare limpido, le rocce e la ferrovia che passa al di sotto della via del Littorale. Verso sud, il verde promontorio dominato dal castello di Sidney Sonnino, importante politico italiano che morì nel 1922 e volle essere sepolto proprio qui, in una grotta a pochi passi dal castello. Questo si trova sul luogo di un antico fortilizio mediceo, che fu fatto ampliare e trasformare dallo stesso Sonnino alla fine dell'Ottocento, quando decise di farne la propria residenza.
Dopo un paio d'ore di piacevole relax sotto un sole insolitamente mite, ho tirato fuori il mio piccolo album da disegno e gli acquerelli e ho cercato di ritrarre questo delizioso paesaggio, al tempo stesso selvaggio e ricco di storia.
(acquerello su carta Fabriano 12,5x18 cm)


Taking advantage of the wonderful light and of the beautiful climate of May, which also with the presence of some clouds make feel like staying in the open air as much as possible, last Sunday morning together with a few friends of mine we took the car and headed for the seaside.
In a little time we reached Leghorn, which is just a hundred kilometers from Florence, and from there, having gathered some advices from the inhabitants of the city, we moved southwards along the via Aurelia, which in this stretch is called via del Littorale (noble descendant of the ancient Roman road that today as two thousand years ago connects Rome with Pisa and from there proceeds northwards getting beyond the borders of Italy), until a row of cars parked along both sides of the road revealed us that we had arrived at one of the beaches that the inhabitants of Leghorn like best: Cala del Leone. To get to the beach, we walked on the path that goes down amid the typical trees and bushes of the maquis of this area, with a steep final part on the rocks.
So we discovered this beatiful caletta (the Tuscan word for "cove") set between the clean sea, the rocks and the railway that passes below Via del Littorale. Southwards,the green promontory dominated by the castle of Sidney Sonnino, prominent Italian politician who died in 1922 and wanted to be buried just here, in a cave situated a short walk to the castle. This stands in the place of an ancient Fortress originally belonging to the Medici family that Sonnino himself had enlarged and transformed at the end of the Nineteenth century, when he decided to go to live there.
After a couple of hours of pleasant relax under an unusually mild sun, I took my small album and my watercolours and tried to portray this lovely landscape, at the same time wild and rich of history.
watercolour on Fabriano paper 5"x7"). 

19 maggio 2012

Firenze segreta - Secret Florence


In questa giornata funestata da brutte notizie di violenza e terrore proveniente da Brindisi, un raggio di sole mi è stato portato dalla bella iniziativa organizzata da Massimo Montigiani consistente in uno sketchwalk di gruppo in una zona di Firenze che mi era totalmente sconosciuta.
Per arrivarci, dal Piazzale di Porta Romana, luogo dell'accesso meridionale all'antica cinta muraria di Firenze, sono entrata nel giardino delle Scuderie Reali, i cui locali sono oggi adibiti a Liceo Artistico. Un luogo bello, solare, allietato dalla presenza dei giovanissimi studenti e dei loro professori. Oltrepassato il giardino, sono uscita da un cancello posteriore e mi sono ritrovata in un quartiere che è mi sembrato appartenere al regno delle favole: silenzio, pace, villini con deliziosi giardini, decori ora austeri, ora leziosi, in un'insieme piacevolissimo. Tutt'intorno, il verde del meraviglioso Giardino di Boboli, del giardino del Bobolino e delle colline circostanti. Sono arrivata presto, e ancora rapita dallo stupore per questa scoperta, ho scelto un villino posto all'incrocio fra due strade, incuriosita dal suo aspetto singolare, che in realtà si ripete in tutti i villini che si affacciano sull'incrocio, e dall'insolito motivo dell'ape presente sul parapetto del balcone, forse richiamo all'emblema araldico di qualche antica famiglia legata a questo luogo o, più probabilmente, semplice simbolo dell'operosità degli abitanti di questo borgo, originariamente in gran parte artigiani.
Quando il gruppo degli altri disegnatori è arrivato, ciascuno ha scelto il proprio scorcio nei pressi e abbiamo passato insieme piacevoli ore, concentrati sui nostri disegni, scambiando fra di noi solo poche parole. Alla fine, quando si è avvicinato il momento di lasciarci, è nato uno scambio di consigli ed esperienze su penne, pennelli, acquerelli e tecniche, qualcosa di così bello che mi ha fatto desiderare che tutto questo possa ripetersi molto presto!
(matite acquarellabili su taccuino da viaggio Winsor and Newton 14,9x21 cm).


In this day struck by bad news of violence and terror coming from Brindisi, a ray of sunlight has been brought by the beautiful initiative organized by Massimo Montigiani, consisting of a group sketchwalk in an area of Florence that was completely unknown to me.
To get there, from the Piazzale di Porta Romana, southern access gate to the ancient walls of Florence, I entered the garden of the Royal Stables, whose rooms are now used as senior high school specializing in artistic education. A beautiful place, enlivened by the presence of the very young students and their teachers. After I passed the garden, I walked through a rear gate and I found myself in an area that seemed to belong to the realm of fairy tales: silence, peace, small houses with delicious gardens, decorations that were now sober, now mincing, forming an extremely pleasant whole. All around, the green of the marvellous Boboli Gardens, of the garden of Bobolino and of the surrounding hills. I arrived early, and still entranced by amazement for this discovery, I chose a small house at the crossroads between two streets, intrigued by its peculiar look, which actually repeats itself in each of the houses facing the same crossroads,  and by the unusual theme of the bee on the parapet of the balcony, maybe a reference to the heraldic emblem of some ancient family tied to this place or, more likely, simple symbol of the industriousness of the inhabitants of this suburb, originally mainly craftsmen.
When the group of the other sketchers arrived, each chose his own view around there, and we spent together pleasant hours, absorbed by our drawings, exchanging just a few words. At the end, when the time of leaving approached, we started exchanging advices and experiences about pens, brushes, watercolours and techniques, something so beautiful that made me desire that all of this can happen again early!
(watercolour pencils on travel sketchbook Winsor & Newton 5,8"x8,3" cm).

01 maggio 2012

Palazzo Uguccioni in Piazza della Signoria




La parola "Rinascimento", applicata come un'etichetta alle architetture che hanno reso famosa Firenze, si può accostare a oggetti così diversi per spirito, aspetto e momento storico in cui sono nati, da far pensare che si tratti di un termine in molti casi troppo generico, inadatto a descrivere la realtà.
Il palazzo Uguccioni di piazza della Signoria, ad esempio, rappresenta l'anima più classicistica della Firenze rinascimentale, direttamente collegata alle esperienze romane di Bramante e Raffaello e alla loro raffinatissima riproposizione dei canoni dell'architettura di Vitruvio.
Siamo quindi assai lontani tanto dal vecchio gusto tradizionalistico, ancora medievale, mai abbandonato dai magnati della città, quanto dalle forme spoglie e sobrie dell'architettura cosiddetta "piagnona", che dal 1494 divenne predominante in città per quasi un ventennio, espressione della Repubblica di Savonarola.
Il palazzo, realizzato da Mariotto di Zanobi Folfi detto "l’Ammogliato", risale al 1549, appartiene perciò al clima ancora pieno di incertezze dei primi anni del dominio di Cosimo de' Medici, non ancora granduca.
Oggi il palazzo appare come una sontuosa scenografia nella piazza dominata dall'imponente Palazzo Vecchio, e al piano terra ospita un bar ristorante i cui tavoli occupano parte della piazza. L'ho ritratto approfittando di un pugno di minuti rubati a un paio di sfolgoranti pomeriggi di sole, ascoltando il rumoroso brusio delle centinaia di persone intorno a me e, a tratti, la musica di un intrattenitore che eseguiva "Strangers in the Night" davanti ai clienti di un bar.
Trovate miei precedenti post su Savonarola qui e su Palazzo Vecchio qui.
(acquerello su carta Fabriano 12,5x18 cm).

The word "Renaissance", applied as a tag to the pieces of architecture that have made Florence famous in the world, can match many objects that are so different for  spirit, appearance and historical period in which they were born, to let think it's an extremely general term, incapable of describing reality.
Palazzo Uguccioni in Piazza della Signoria, for instance, represents the most classicistic side of Renaissance Florence, directly linked to the Roman experiences of Bramante and Raffaello and to their most refined proposal of the canon of architecture estabilished by Vitruvius. 
It's therefore very far both from the more traditional taste, still belonging to the Middle Ages, never given up by the magnates of the city, and from the sober, bare shapes of the so-called "piagnona" architecture (Piagnoni were Savonarola's devotees), which from 1494 became predominant in the city for almost two decades, expression of Savonarola's Republic.
The palace, built by Mariotto di Zanobi Folfi called "l’Ammogliato" ("the Married") dates back to 1549, so it belongs to the still uncertain climate of the first years of supremacy of Cosimo de’ Medici, not yet Grand Duke.
Today the palace appears as a sumptuous scene in the square dominated by the imposing Palazzo Vecchio, and at the ground floor it hosts a bar-restaurant whose tables occupy part of the square. I portrayed it using a handful of minutes stolen by a couple of afternoons shining with sun, hearing the noisy hum of the hundreds of people around me, and, at times, the music of an entertainer playing "Strangers in night" in front of the customers of a bar.
You can find my previous posts about Savonarola here and about Palazzo Vecchio here. 
(watercolour on Fabriano paper 5"x7")

15 aprile 2012

Primavera in piazza - Spring in the square


A Firenze ci sono sicuramente piazze più belle di questa, ma sono pochi i luoghi altrettanto piacevoli e luminosi.
Si tratta di piazza dell'Indipendenza, la prima piazza ottocentesca della città, intorno alla quale dal 1844 si sviluppò il quartiere detto "di Barbano" (che però oggi non viene più chiamato così), con le sue abitazioni che attrassero soprattutto la classe media.
Oggi vi si trovano un noto centro diagnostico, un piccolo ospedale, una sede universitaria, la sede della polizia scientifica, alcuni alberghi. Ma ciò che rende speciale questa piazza sono gli spazi verdi al centro, che nei diversi momenti della giornata attraggono persone e situazioni diverse. Così, nella pausa del pranzo vi si trovano studenti, turisti in sosta sul prato o sulle panchine, impiegati che si concedono un momento di svago; nel pomeriggio si riempie di bambini che giocano e si rincorrono; a sera si popola di cani che corrono scatenati avanti e indietro sotto gli occhi dei padroni.
Il giovedì è per questa piazza un giorno speciale: a partire dall'ora di pranzo fino a tarda sera questa si popola di filippini e peruviani che conversano animatamente bevendo birra, di dignitose signore dell'est europeo che improvvisano buffet sulle panchine in pietra, di ragazzi asiatici che giocano silenziosamente a scacchi, componendo un tableau vivant esotico e colorato.
(matite acquerellabili su carta Fabriano 12,5x18 cm).


In Florence there surely are squares more beautiful than this, but no so many places are as pleasant and bright as this.
It's Piazza dell'Indipendenza, the first Nineteenth Century square in the city, around which from 1844 rose the quarter called "of Barbano" (which now is no longer named so), with its dwellings that attracted mainly the middle class.
Today there is a well-known diagnostic centre, a small hospital, some University offices, the headquarter of the Scientific Police, some hotels. But what makes this square special are the green areas in the middle, which in different hours of the day attract different people and situations. So, during lunch-time there are students, tourists stopping on the lawn or on the benches, employees taking a break of distraction; in the afternoon it gets filled with children playing and running after each other; in the evening it becomes populated with dogs unleashed running to and fro under the eyes of their owners.
Thursday is a special day for this square: from lunch time until late evening it gets filled with Filipinos and Peruvians chatting sprightly while drinking beer, dignified ladies from Eastern Europe who improvise a buffet on the stone benches, Asian boys playing chess in silence, composing an exotic and colourful tableau vivant.
(water-soluble pencils on Fabriano paper 5"x7"). 

06 aprile 2012

Via delle Ruote



Via delle Ruote è una di quelle strade che nonostante il passare degli anni e il dilagare di attività commerciali legate alla massiccia presenza di stranieri - turisti o immigrati - nel centro storico, ha mantenuto in gran parte intatto il proprio carattere. Infatti può ancora sfoggiare le insegne, ormai nobilitate dalla loro rarità, di alcune modeste botteghe artigiane anche se di stampo novecentesco piuttosto che antico, come nel caso di qualche idraulico, e vanta perfino una bottega di ortolano con frutta e verdura esposte all'esterno dall'aspetto genuinamente vintage.
Nelle ore del primo pomeriggio in cui mi capita di passare di qui, purtroppo questi negozietti a conduzione familiare sono chiusi per la pausa del pranzo, e la strada è animata soprattutto da professionisti che si avviano verso le trattorie della zona e dall'andirivieni degli allievi della scuola di comics che da poco ha spostato la sede nei paraggi.
Come per gran parte delle strade di Firenze, il nome ha un significato che va oltre l'apparenza e racconta qualcosa della storia di questa via, chiamata via delle Ruote per il segno della ruota che contrassegnava quasi tutte le case in quanto appartenenti al vicino convento delle monache di Santa Caterina d'Alessandria, il cui strumento di martirio fu appunto una ruota dalle lame taglienti.
Nel mio disegno, realizzato all'incrocio con via Santa Reparata, ho ritratto il cinquecentesco tabernacolo dei Battilani raffigurante la Madonna Assunta, sul fabbricato che un tempo ospitava la Corporazione dei Battilani. Questa riuniva i cardatori di lana e, al pari delle altre Arti, si occupava di opere di assistenza presso gli ammalati, le partorienti e gli invalidi della compagnia; per questo nel 1489 in uno di questi edifici istituì un ospedale, del quale restano evidenti poche testimonianze, fra le quali proprio questo tabernacolo.
(matite acquerellabili su carta Fabriano 23x31 cm. Non posso fare a meno di citare la fonte preziosa di molte delle notizie che ho riportato: uno dei volumi delle Strade di Firenze di Piero Bargellini e Ennio Guarnieri).


Via delle Ruote is one of the streets that despite the passing of the years and the spreading of commercial enterprises connected to the massive presence of foreigners - tourists or immigrants - in the historical centre, has largely maintained intact its character. In fact, it can still display the signs, now become noble for their rarity, of some humble handicraft workshops, although dating from the twentieth century rather than from ancient times, as in the case of some plumber, and boasts even a greengrocer shop with fruit and vegetables displayed outside, showing a genuine vintage look.
In the early hours of the afternoon when I happen to pass here, unfortunately these tiny shops are closed for the lunchbreak,and the street is bustling with professionals making for the eating houses of the area, and with the comings and goings of the students of the School of Comics that has recently moved in the neighbourhood.
As for many streets of Florence, the name has a meaning that goes beyond appearances and tells something of the history of this street, called via delle Ruote (i.e. "street of the Wheels") for the sign of the wheel that marked nearly all the houses as they belonged to the near convent of the nuns of Saint Catherine of Alexandria, whose instrument of martyrdom was a spiked wheel.
In my drawing, made at the crossroads with Via Santa Reparata, I portrayed the Sixteenth Century tabernacolo dei Battilani representing the Assumption of Mary, on the building that once hosted the Corporazione dei Battilani. This was the Guild of the wool carders and, as the other Arti, was engaged in caring the sick, the women in childbed, the disabled of the company; that's why in 1489 in one of these buildings an hospital was founded, of which only a few remains are still evident, among them this tabernacle.
(water-soluble pencils on Fabriano paper 9"x12". I can't help quoting the precious source of the information that I reported: one of the volumes of the Strade di Firenze by Piero Bargellini and Ennio Guarnieri).